28 gennaio 2018

Saper vedere

SEDUTO SU UNA PANCHINA di una piazzetta di periferia, in compagnia di un anziano professore di architettura. Aspettavamo gli altri andati a cercare un parcheggio. Intorno a noi un mosaico di casette di uno o due piani, di altezze colori e stili diversi, ammucchiate una sull'altra come in tanti paesi e borgate. L'insieme mi è parso sgradevole e ho provato dispiacere per il mio accompagnatore.

Gli ho manifestato il mio pensiero, ma lui mi ha sorpreso: "Ti sbagli", mi ha detto, "questo posto è gradevole e molto interessante". Davanti al mio sguardo perplesso, si è degnato di spiegarmi.

"Guarda quel balcone che sporge dal terrazzo: non ha senso! Volevano fare un secondo piano, ma poi sono finiti i soldi e si sono fermati al primo, mentre il balcone del secondo era già fatto. Quell'altra casa ha dei fregi di almeno cento anni: si vede che ha subito molti rimaneggiamenti, ma i fregi li hanno voluti conservare. Ci hanno visto qualcosa di distintivo. E poi la casa d'angolo: al piano terra lo spigolo è vivo, ma al primo piano lo hanno smussato. E il balcone gira tutto attorno e segue la smussatura arrotondata. Il risultato è francamente brutto, però mostra il tentativo di fare qualcosa di speciale..."

Era compiaciuto del contesto, dove anche gli edifici sono disordinati e pieni di vita, come le persone che ci giravano intorno godendosi una domenica mattina primaverile in pieno gennaio. Ogni casa con una sua storia, povera e magari brutta, ma ricca di umanità. Coglievo la polemica sottintesa, appresa in altre conversazioni, verso certi edifici maestosi pensati a tavolino, impersonali perché privi di umanità e di storia. Magari formalmente impeccabili, ma senza anima e poco vissuti perché poco vivibili.

Ad ascoltare lui, complice forse la giornata di sole, la piazzetta è come fiorita davanti ai miei occhi. Adesso mi sembrava bella, vera, viva. Solo qualche ora dopo mi sono rammaricato di non aver fatto delle foto. Tanto che una decina di giorni dopo ci sono tornato apposta. Ma la magia era passata: non ho trovato nulla da fotografare, niente di bello. Ho anche ricercato i dettagli che avevamo osservato insieme: ovviamente erano ancora tutti lì, ma non erano più gli stessi. Insignificanti, non afferrabili in uno scatto. (Forse con qualche minuto in più, senza fretta, sarebbero tornati a sbocciare... Mi ha tradito il "tutto subito" della nostra cultura).

Tornando a casa pensavo alla lezione imparata (sicuramente non l'unica): quanto è importante lo sguardo. Come vorrei avere con le persone lo stesso sguardo del mio amico professore. Uno sguardo benevolo, che coglie il bello e il vero delle persone, l'originalità, la diversità. La fretta non lo permette, andiamo subito a cercare l'evidente e il vistoso... l'apparenza. È lo sguardo che rende bello il contesto in cui mi trovo. Le persone che ho intorno hanno molto da offrire, ma lo sguardo da istantanea non può notarlo. Ci vuole tempo. E uno sguardo benevolo.

(Aggiungo grazie alla segnalazione di un amico: il Papa ha detto di meglio parlando dello sguardo di Gesù. Lo trovi qui.)

Nel caso ve lo siate chiesto: no, la foto non c'entra niente e l'ho presa quasi a caso da internet.

15 gennaio 2018

Chiudere in bellezza (il 2017)

ESCURSIONE A MONTE COFANO, promontorio di circa 600 metri tra due bellissime baie (vedi qui su Google maps). Era piovuto fino a pochi minuti prima, ora apparivano sprazzi di sole. Vento forte e freddo. Appena lasciata l'auto, a circa tre chilometri dalla Tonnara del Cofano, mi ha colpito il mare mosso e la luce. Avrei voluto cogliere una bella spruzzata di onde, ma dopo due o tre tentativi mi sono arreso.
Solo a fine gita ho potuto sorprendermi per l'atmosfera magica che il cellulare era riuscito a immortalare. Decisamente la migliore foto dell'anno che si concludeva (era il 29 dicembre).

31 dicembre 2017

Haiku del 2017

QUALCUNO mi ha fatto notare che quest'anno non ho prodotto nessun haiku (be', se è per quello, nemmeno molti post: questo è il quinto in tutto l'anno!). Pensandoci, è un vero peccato, perché un haiku è composto di 17 sillabe, e nel 2017 si poteva valorizzare questa coincidenza numerica. ("Anno dell'haiku"? Ormai è andato).

Allora concludo l'anno con questa sciocchezza, e mi guardo bene dal fare propositi per il 2018 relativi a questo blog.

Come un haiku
di DICIASSETTE sillabe
l'anno finì

Con tanti auguri!

03 dicembre 2017

Profumo di discarica

La mossa del cavalloLa mossa del cavallo by Andrea Camilleri. Voto: 1 of 5 stars

Era in coda da tempo: con tanto successo che ha, almeno un suo romanzo dovevo leggerlo. (In realtà avevo ascoltato un audiolibro letto da lui, anni fa, ma ricordo solo una sensazione di tristezza). Mi informo: La mossa del cavallo è considerato il suo capolavoro, quindi va in lista di attesa.

La lingua è divertente, non so se potrei sopportarla per un intero romanzo.

Prime due pagine: la devota vedova se la fa con almeno due amanti; il sacerdote del paese è un donnaiolo usuraio...

La sensazione è quella di aprire una pattumiera che non è stata svuotata da troppo tempo. Richiudo disgustato e rinuncio a scoprire perché questo autore è tanto apprezzato. I suoi meriti li avrà di sicuro, ma non mi va di frugare nella spazzatura per scoprirli.

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30 aprile 2017

Il nulla e i suoi derivati

PROBABILMENTE IL NOME di Hilaire Belloc non vi dice nulla. Era uno dei migliori amici di G.K. Chesterton, con tale comunanza di pensiero che George Bernard Shaw, loro amico e oppositore, decise di trattarli come un unico destinatario delle sue polemiche, una sorta di mostro a due teste che battezzò Chesterbelloc. So che già questo lo renderà interessante almeno ad alcuni.

Ancora più interessante se si pensa che dei due, Belloc e Chesterton, il primo era da tutti considerato il più brillante. E più brillante di Chesterton ce ne vuole...

Mi incuriosì un accenno (in qualche lettura su C.S. Lewis, credo) ad una sua raccolta di saggi intitolata On Nothing and Kindred Subjects, che si potrebbe tradurre Su niente e temi affini, ma, se ho capito lo spirito del Chesterbelloc, forse avrebbe preferito Il nulla e i suoi derivati. (Il testo inglese è di pubblico dominio e ne ho messo un link nel titolo; in italiano non credo sia mai stato tradotto).

Lo presenta come una sfida intellettuale: ad una provocazione del tipo "Tu che sai parlare un po' di tutto, sapresti dire qualcosa su niente?", lui risponde addirittura con un libro! Nell'introduzione afferma la consapevolezza di poter offendere alcune categorie di persone influenti, se avesse trattato con leggerezza un tema per loro tanto importante, quasi sacro. Ma ormai la sfida era raccolta e doveva andare fino in fondo.
Comprendevo che a scrivere del nulla rischiavo di offendere i vanti di altri, specialmente di molti potenti di oggi, perché avrei trattato di cose a loro molto care e familiari, quali "L'onore dei politici", "La sensibilità delle grandi donne", "La ricchezza dei giornalisti", "La capacità di entusiasmo di un gentiluomo" o "La cultura dei banchieri". Tutto ciò che è più intimo e più caro agli uomini più famosi del nostro tempo, tutto ciò che più vorrebbero proteggere da sguardi profani — tutto questo mi proponevo di farne il tema di un semplice libro.
Ci sono tutte le premesse per una lettura esilarante. Purtroppo, però, dovrà aspettare finché non riuscirò a ridurre la lista dei titoli attualmente "in lettura" (in questi giorni sono riuscito a scendere a 8, ma questo secondo GoodReads, perché in realtà sono sempre molti di più). Ma ho proprio voglia di leggerlo: con tanti difensori del Nulla intorno a me, sento il bisogno della sonora risata del Chesterbelloc per tirarmi su il morale.